Gurmè… @ Lievità – Milano


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Candidamente ammetto di guardare, e di trovare persino piacevole, "Quattro Ristoranti" di Alessandro Borghese. Per i meno televisivi riassumo velocemente il format, che si propone di trovare il miglior ristorante di [inserisci categoria qui] a [inserisci regione/città qui]. I partecipanti provano e valutano i locali dei propri concorrenti a cui si aggiunge poi il voto del buon Borghese che può confermare o riBBaltare il risultato.

A livello di ritorno di immagine sulla propria attività è un discreto azzardo, visto che i confronti -specie nel sud Italia- sono piuttosto accesi, tanto è vero che diversi ristoratori (e parlo per conferma dei diretti interessati) preferiscono tenersi alla larga dalla trasmissione. La visione è comunque leggera e scorrevole a patto di non elevare il giudizio a metro assoluto.

Mi è subito balzata all’occhio, nella puntata dedicata alle "pizzerie gourmet" di Milano, la presenza di un nome piuttosto noto e ormai conosciuto nel panorama meneghino, e mi riferisco a Lievità, presente con due locali in città, e che vanta persino una sucursale londinese. Continue reading “Gurmè… @ Lievità – Milano”

Resistenza o rinascita? @ La Madia – Licata (AG)


 

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Non esiste amore più grande di quello non ricambiato. Ed è proprio questo il sentimento che ha riportato Pino Cuttaia nella sua Licata, la patria rimpianta da chi è costretto ad andarsene e turpemente depredata da chi resta. Per il viaggiatore di passaggio solo un alveare di cemento sulla strada per la valle dei templi, una città che sopravvive di pesca e agricoltura, dove il turismo stenta ancora ad arrivare.

Una realtà ardua a cui tornare, guidati da un desiderio e una determinazione forti come il ricordo, tanté che oggi La Madia è uno dei riferimenti gastronomici dell’intera regione. “cattedrale nel deserto” verrebbe da dire, ma per lo chef agrigentino rappresenta il primo mattone su cui costruire la valorizzazione di un territorio problematico.

La scelta è la semplicità, che parte dagli arredi minimal, passa da un servizio “da pacca sulla spalla” e arriva all’eliminazione di quei fronzoli tipici del ristorante parimenti stellato, quali piccola pasticceria e amuse-bouche. Sarebbe comunque difficile rubare la scena ai due colpi da maestro serviti in apertura: il merluzzo all’affumicatura di pigna e la nuvola di caprese sono piatti di tecnica sopraffina, non fine a sé stessa, ma volta all’esaltazione del gusto e con una semplicità di approccio quasi disarmante. Continue reading “Resistenza o rinascita? @ La Madia – Licata (AG)”

Una volta nella vita @ Da Vittorio – Brusaporto (BG)


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Non ci sono forchette e cappelli che tengano: da sempre le tre stelle Michelin sono il riconoscimento più ambito da qualsiasi ristoratore. Negli ultimi anni solo la World’s 50 Best Restaurant ha assunto un prestigio comparabile nonostante -a conti fatti- si tratti solo di una colossale operazione di marketing dove chef e critici di settore, alzando i calici sotto lo stesso tetto, ci fanno capire quali sono le tendenze più attuali nel mondo della ristorazione.

Presente in Italia dal 1957 la guida rossa è quella che ad oggi mantiene i criteri deontologici più rigorosi: anonimato degli ispettori, nessun roadshow/manifestazione né altre interazioni con i ristoratori (anche se è opportuno segnalare la parentesi commerciale dei “Michelin Days”). Aspetti più discutibili possono invece comprendere l’assenza di un organico sufficiente a garantire una copertura capillare e la netta impronta filo-francese, che si rispecchia poi nel numero di stelle assegnate (27 “tristellati” in Francia contro gli 8 in casa nostra).

Con la sola eccezione di qualche ristorante giapponese è indubbio che per ambire al massimo riconoscimento (ufficialmente assegnato solo in base alla cucina), un ristorante debba disporre di un comparto ambiente/servizio/cantina di massimo livello, cosa che ovviamente avviene anche Da Vittorio a Brusaporto (BG), in attività da 50 anni e che si fregia dei tre asterischi dal 2010. Continue reading “Una volta nella vita @ Da Vittorio – Brusaporto (BG)”

Allo sbando @ La cucina di Donna Carmela – Riposto (CT)


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Dalla guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso 2018, che assegna un punteggio di 81/100:

Un’insegna che dimostra come storia e sguardo al futuro possano coniugarsi in un perfetto ed elegante equilibrio. Qui la storia è prima di tutto quella custodita dalle antiche mura della struttura, una villa patronale (dove si può anche pernottare) dotata di uno spazio esterno talmente bello da valere il bonus. Il panorama dominato dal profilo dell’Etna è senza dubbio da non perdere, ma è altresì piacevole accomodarsi all’interno, in un ambiente moderno che regala accoglienza e calore a partire dai toni chiari degli arredi in legno. La cucina di Andrea Macca viaggia sullo stesso binario: nei suoi piatti la sperimentazione è capace di raccontare l’essenza delle tradizioni culinarie dell’isola e gli spunti esotici riescono a valorizzare la grande materia prima locale… il servizio in sala garantisce sempre le giuste attenzioni.

Premesse decisamente allettanti che guidano qui la scelta per l’ultima cena della settimana passata in Sicilia. Peccato solo che il bravo (suppongo) chef Andrea Macca abbia abbandonato la struttura già da Febbraio, palesando immediatamente il grosso limite delle guide cartacee che, basandosi su uscite annuali, non possono certo tenere il passo dei repentini cambiamenti del mondo del food. Continue reading “Allo sbando @ La cucina di Donna Carmela – Riposto (CT)”

Il lato oscuro del foraging @ Mirazur – Mentone (Francia)


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Inaspettato come un fulmine a ciel sereno. Mai mi sarei aspettato di vederlo in un ristorante con due stelle Michelin, oltretutto nella top five dei migliori ristoranti nel mondo. E invece, persino fortunato di far involontariamente parte di una creazione di alta cucina, eccolo lì: il verme!

L’episodio farebbe sicuramente la gioia di qualsiasi detrattore medio della cosiddetta “alta cucina”, quelli che “si spende tanto e si mangia poco” per intenderci, che avrebbe preso la palla al balzo per fare una sceneggiata in diretta con annesso ribaltamento del tavolo e poi scrivere recensioni al vetriolo su Tripadvisor.

Lo sbigottimento iniziale è comunque comprensibile, ma -accantonata da subito l’idea di anisakis o altre contaminazioni alimentari- il colpevole è stato subito individuato nel foraging, ossia la pratica di cogliere direttamente in natura fiori ed erbe spontanee, con il rischio però di portarsi dietro qualche ospite indesiderato. Continue reading “Il lato oscuro del foraging @ Mirazur – Mentone (Francia)”

Occhio al disco @ Made In Italy – Cassano Magnago (VA)


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La polemica gastronomica del mese di marzo 2018 è stata indubbiamente incentrata sulla pizza di Carlo Cracco, fomentata da orde di commentatori col superpotere di poter estrapolare i sapori da una (brutta) fotografia. Non spenderò ulteriori parole sulla querelle, se non per sottolineare il fatto che mi ha fatto venire voglia di pizza.

La scelta in questo caso è ricaduta su questo locale varesotto di apertura relativamente recente: i consigli ricevuti da avventori abituali e i contenuti del sito internet hanno posto l’asticella delle aspettative abbastanza in alto. Vista la sbandierata attenzione per gli ingredienti e l’attenzione in tutte le frasi di preparazione potrei quasi far rientrare questo locale nella inflazionata categoria delle “pizzerie gourmet” (qualsiasi cosa questa etichetta possa significare): è infatti tipico per buona percentuale delle nuove aperture porre un forte accento sulla qualità, caratteristica ben lungi dall’essere disprezzata.

Le prenotazioni vengono gestite su tre turni a partire dalle 19:30. Dopo essersi fatti largo fra la folla assiepata all’ingresso (è presente anche il servizio da asporto) ci si accomoda su tavoli scarsamente distanziati. Continue reading “Occhio al disco @ Made In Italy – Cassano Magnago (VA)”

Di riso e ricordi @ Macallé – Momo (NO)


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Fu proprio qui che ebbi la mia prima epifania gastronomica. Correvano gli anni 80 e la mia età non era ancora in doppia cifra quando il riso “Macallè” provoco tali fremiti goduriosi che Massimo Bottura levati. Naturale poi che l’esperienza, rimasta sostanzialmente unica, venga poi negli anni elevata a livello quintessenziale e diventi un po’ l’irraggiungibile metro di riferimento per qualsiasi confronto culinario futuro: un po’ come la prima dose per il tossicomane. Tutt’oggi sono in cerca di quella sensazione ad ogni assaggio.

Sono dovuti passare 30 anni prima che mi decidessi a riassaggiare quel piatto. D’altronde il rischio che poi non si rivelasse all’altezza, come già successo in altre occasioni, era decisamente elevato per una serie di fattori quasi ovvii: inesperienza dei tempi, possibile decrescita della qualità, idealizzazione del ricordo e così via. Continue reading “Di riso e ricordi @ Macallé – Momo (NO)”