Oltre la tradizione @ Ai Due Platani – Parma


Di platani sulla strada ce ne sono parecchi, anche perché siamo nella campagna immediatamente adiacente Parma, ma quelli davanti alla porta del ristorante sono effettivamente due. Ma siamo proprio sicuri di dover usare il termine “ristorante” rispetto a qualcosa di più ruspante tipo “trattoria” od “osteria”?

La discussione sulla semantica si fa ardua e diverse persone sicuramente più compeTenti del sottoscritto hanno già provato a dare una risposta. Partendo da una definizione da enciclopedia sinteticamente abbiamo:

  • Ristorante: locale formale con posti assegnati e servizio al tavolo.
  • Trattoria: locale tipico e popolare con cibi caratteristici della zona.
  • Osteria: originariamente destinato al consumo di vino, è possibile consumare anche alimenti forniti dal locale o portati dall’esterno.








Nell’anno domini MMXII, di fronte ad una ristorazione ormai talmente evoluta da essere quasi in crisi d’identità, queste definizioni appaiono quantomai vetuste. E ciò diventa oltremodo vero di fronte a locali come questo, difficilmente riconducibili nei modelli di cui sopra.

Certo abbiamo tutti gli elementi tipici della vera trattoria, compresa l’immancabile tovaglia a quadri, che nel menù si palesano negli imprescindibili salumi (ottima selezione, senza nessuna traccia di retrogusti "industriali") con torta fritta d’ordinanza (di dimensione più piccola rispetto alla media, ma sempre godibilissima).

Sul sentiero della tradizionalità non manca anche una ottima esecuzione del piatto superstar di Parma e limitrofi, ossia il tortello, caratterizzato qua da cottura magistrale, con pasta della giusta consistenza e un ripieno adeguatamente scioglievole.

Anche l’ottimo cotechino si potrebbe mantenere entro questa strada, se non fosse per quella crema di fagioli a specchio che comincia a far presagire che la cucina può e vuole osare di più, senza tuttavia andare a snaturare né le tradizioni né gli ingredienti alla base.

E quindi via con la scaloppa di foie gras accostata con successo altalenante a frutti di bosco di varie tipologie. E spazio anche al pesce, ma solo quello pescato nei piccoli laghi di montagna appenninici, o al classico baccalà presente in versione mantecata (secondo qualcuno è il nuovo prezzemolo) in dei delicati canederli con crosta di pistacchi, oppure fritto con panatura croccante e crema di patate al nero di seppia, dai sapori decisamente più strong.

Il pistacchio (di Bronte, né ;-)) torna ad avvolgere anche delle ottime costolette di agnello: materia prima di provenienza rigorosamente appenninica dal sapore assai più ruspante degli agnelli neozelandesi che oramai spopolano quasi ovunque.

Il settore primi si denota per carenza di riso, sostituito però prontamente dall’orzo, che viene lavorato come un risotto (un orzotto… termine che detesto, ma che ha disgraziatamente preso piede).

Abbiamo provato una buona versione agli asparagi, non mortificati da mantecature troppo invadenti, come spesso avviene, e una comunque plausibile al tartufo (scorzone) che trova tuttavia la sua espressione migliore accostato ai semplici tagliolini.

I sapori sono in crescendo nelle pappardelle al ragù di coscia d’anatra, che, volendo, possiamo gradire anche intera, in una lussuriosa preparazione al forno con sedano e mele alla base, dalla presentazione quasi iconografica: una libidine di tenerezza e succulenza.

Per gli amanti di volatili di dimensioni più ridotte è imperdibile il piccione, petto e coscia serviti con radicchio e alchermes. Un piatto che fa apprezzare le caratteristiche di questa carne, troppo spesso penalizzata da cotture inadeguate, donandogli anche qualche retrogusto "marsalato".

La frase latina "dulcis in fundo" appare ancora più vera sedendo alla tavola dei Due Platani: tutte le sere infatti viene preparato un mitologico gelato crema e vaniglia, mantecato in una Carpigiani del ’64, servito direttamente in sala dallo chef Matteo Ugolotti, e decorabile a scelta con zabaione, cioccolato, ciliege sotto spirito e pralineria varia.

Tanto di cappello per questo gelato d’altri tempi, che non ha niente da invidiare a quello più blasonato del Miramonti l’Altro, dal gusto carico e imponente anche se non certo light… ma vale la pena abbandonare l’eventuale dieta per concedersi questo piccolo capolavoro.

Servizio veloce e non cantilenante, nonostante il continuo pienone della sala, e carta dei vini più che adeguata con ricarichi corretti.

E’ una trattoria? E’ un ristorante? Abbiamo la tradizione declinata eccellentemente con la possibilità di divagare a piacere: la risposta, insomma, diventa quasi superflua di fronte ai risultati.








Se siete di passaggio da Parma non dimenticate di pianificare -non improvvisare- una sosta ad una delle tavole più interessanti e goduriose della città e paesi limitrofi.

Altre foto

Prezzi (Aprile 2012)

Coperto: 2€
Antipasti: 5-12€
Primi: 9-10€
Secondi: 13-16€
Contorni: 3€
Dessert: 4-5€

Indice di gradimento

Ai Due Platani

Strada Budellungo, 104
località Coloreto
43123 Parma

Tel. 0521 64.56.26

Chiuso il lunedì e martedì.

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