Intramontabilità @ Miramonti l’Altro – Concesio (BS)


In un’anonima villetta di un’anonima frazione di un anonimo paesello vicino a Brescia trova casa il Miramonti l’Altro. Se sia mai esistito, e dove si trovi, un Miramonti "e basta" non ci è dato sapere, ma certo è che "l’altro" è da svariati lustri una delle punte di eccellenza della cucina italica, nonostante lo chef Philippe Léveillé, come il nome poco velatamente sottintende, sia di origini bretoni.

Qualche tempo fa, parlando dell’incremento dei costi della ristorazione nell’ultimo decennio, avevo indicato in questo locale bresciano un esempio di refrattarietà all’aumento selvaggio del conto. Precisiamo che stiamo comunque parlando di cifre importanti, ma è altresì vero che la media dei locali parimenti-michelin-sgommati stacca conti almeno del 20% superiori.

Andando diligentemente ad analizzare una cena di una tranquilla serata di marzo, e scomponendo i vari elementi secondo la scuola "Gambero Rosso", sicuramente potremmo archiviare le voci ambiente e servizio come non meno che impeccabili.

Un’analisi così metodica potrebbe far però perdere dignità a quella che, a tutti gli effetti, è una sensazione di piacevolezza complessiva che va oltre la bella sala in stile "giardino d’inverno", l’accoglienza calorosa e il servizio che gira come un orologio svizzero.

Invece per approcciare la cucina -elemento più facilmente isolabile dal contesto- ci si butta, come al solito ;-), sulla degustazione più estesa: "il menù del goloso curioso" (110€), quasi più adatta ai gourmand che ai gourmet, visto che richiederà uno stomaco piuttosto capiente per poter essere terminata senza eccessivo sforzo.






Pescando nella sequenza, ma non a caso, si identificano principalmente due colpi da KO. Primo su tutti la "carbonara di gamberi", piccolo nido di pasta fresca, con gamberi crudi e tuorlo d’uovo cotto appena, che viene completato al tavolo con una crema di pecorino. La commistione degli elementi rivela un equilibrio magistrale, giocato su sapori forti e definiti, con il gambero che -inaspettatamente- va a ricoprire il ruolo aromatico del tradizionale guanciale.

Altro capolavoro di bilanciamento, per quanto su gusti più tenui, è la bomboniera di rana pescatrice, cotta nella spezie e presentata con una crema di patate aromatizzata al tartufo. Certo di facile approccio, e a tratti persino scontata, ma di perfetta esecuzione e godibilità, come ogni piatto dovrebbe essere.

Se proprio si è in cerca di preparazioni più complicate la terrina di anatra e relative variazioni di foie-gras verranno incontro a questa esigenza. Il patè si dimostra già complesso nel solo assemblaggio, regalando sensazioni tendenti all’erborinato. Pesino troppo forte se gustato in solitaria, trova poi il suo complemento nella composta di mele che dona la giusta punta di acidità.

Le tre declinazioni di fegato grasso raggiungono il massimo nella gelatina di piccolit più spuma di fegato fumé, con i relativi contrasti più gustativi che di consistenza.

Continuando a parlare delle vette di eccellenza non è assolutamente pensabile di sorvolare sul mitologico carrello (2 in verità) dei formaggi, di grande varietà e pregno di chicche interessanti, che farà la felicità degli appassionati del genere.

Proseguendo oltre si rivela comunque interessante il lucioperca all’acquapazza, dalla spiccata speziatura dolce, che regala persistenze quasi assimilabili alla noce di cocco.

Non da meno la triglia (fritta), la cui esuberante sapidità è intelligentemente domata dal pomodoro proposto in varie forme e consistenze, che seguono sempre e comunque il complementare tema dell’agro, a volte quasi brusco.

La quaglia laccata al miele è un piatto di impostazione decisamente classica, ma ben concepito e realizzato. L’ottima qualità della carne non viene avvilita da una preparazione che riesce a mantenersi non invasiva, nonostante l’imponenza dei sapori. L’uovo di quaglia in quattro versioni, godibili in solitaria, è più coreografico che strettamente funzionale.

Le virgolette che racchiudevano il piatto nel menù potevano far pensare a qualche strana reinterpretazione, ma la "polenta e cotechino" è un concentrato di pura tradizione, solo arricchito da sensazioni più complesse, da ricondurre alla scelta dei formaggi.

Non resta che chiudere con la testa e la coda di tutta la carrellata: in apertura, come benvenuto dalla cucina, un interessante hamburger di tonno e bottarga, tenuto gustativamente unito da burro di soia.

In chiusura una vagonata di piccola pasticceria ad accompagnare il celeberrimo gelato del Miramonti l’Altro, di cui si è forse parlato un po’ troppo, e che, a fronte di aspettative elevatissime, si rivela infine un più che buon gelato mantecato al momento, ma ben lungi da provocare capriole sulla sedia.






Settore enologico all’altezza del resto, sia nella qualità che nei ricarichi, con annessa brava sommellier(a) nipponica, che ultimamente sembra fare molto "cool".

A conti fatti la cucina è più che convincente. Philippe Léveillé non cede a facili slanci troppo creativi, ma persegue saldamente una linea fondamentalmente "classica", puntando su sapori concentrati, a volte persino troppo, e delineati. Il successo di pubblico rende vincente questa filosofia, di cui i gourmet apprezzeranno tecnica e sfumature, mentre il pubblico "normale" sarà conquistato da immediatezza e raffinatezza.

In poche parole: un posto intramontabile dove si sta bene assai.

Altre foto

Prezzi (Marzo 2012)

Coperto: 0€
Antipasti: 25-35€
Primi: 25-30€
Secondi: 25-45€
Dessert: 6€
Degustazioni: 75€-90€-110€

Indice di gradimento

Miramonti l’Altro

Via Crosette, 34
25062 Costorio di Concesio (BS)

Tel. 0521 29.92.34
www.miramontilaltro.it

Chiuso il lunedì.

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One thought on “Intramontabilità @ Miramonti l’Altro – Concesio (BS)

  1. vantito

    Bella recensione! La sequenza dei piatti è impressionante ed entusiasmante, anche se nel percorso lungo mancano alcuni piatti celeberrimi come il risotto ai formaggi di montagna, le lumache e “l’antipasto, primo e secondo di maialino”. È in agenda da molto tempo ed effettivamente il prezzo, tutto sommato, corretto, è un bell’incentivo. 😉

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