Fatto per la stella @ Parizzi – Parma


Un ristorante non è solo la sua cucina. Ok, quella è indubbiamente la parte fondamentale, ma mangiare bene in un posto dove non ci si sente benvenuti (e capita) può fare andare il boccone di traverso. La sottile alchimia di ambiente e servizio risulta alla fine un fondamentale condimento, specialmente quando l’importo del conto tende ad essere importante.

In tempi affatto non lontani ho scagliato qualche strale verso qualche locale (qui e qui) che tende a staccare ricevute in zona 100€ con un po’ troppa leggerezza rispetto alla piacevolezza del desinare, ma, nonostante non sia questo il caso, qualche incertezza ancora staziona.

Il tarlo che rode in testa è indefinito, anche se non è certo il rimpianto per la banconota verde spesa a questa tavola, nel pieno centro di Parma, in cambio di una degustazione di sei portate ittiche annaffiate da champagne.

Cercando di mettere ordine al turbinio di pensieri ripenso ad un locale di disegno minimale e eleganza aggraziata, diviso in una sala più ampia e due più raccolte. Lo chef accoglie personalmente gli ospiti all’ingresso (ma non dovrebbe essere in cucina? ;-)) e il servizio si mantiene efficiente e di tono. Oddio… invero tutto girava come un orologio svizzero in serata tranquilla, dove c’era veramente il tempo di dedicare le giuste attenzioni ad ogni cliente; in caso di pienone l’affanno era invece palpabile, con il personale di sala che faticava a stare dietro ai ritmi della cucina.



Le creazioni dello chef Marco Parizzi, volto senza dubbio noto ai telespettatori de "la prova del cuoco", si appoggiano solidamente sulla tradizione parmigiana, a cui è dedicata ampia parte del menù, ma si concedono anche interessanti divagazioni, scevre da eccesso di estrosità, equamente ripartite fra terra e mare.

Gli stessi amuse-bouche, dove di solito ci si può concedere di sparare qualche cartuccia iper creativa, vogliono tranquillizzare. A partire dai grissini di sfoglia al parmigiano, così come nella piccola frittura di paranza -servita con tanto di cartoccio- o nella crema di zucca con parmigiano in scaglie, tutto si mantiene sul godibile andante con brio, con sapori puliti e ben delineati.

I crudi sono tavolozze dove le pennellate denotano rispetto per la materia prima, buona tecnica e quel giusto briciolo di giocosità, rivelandosi infatti le punte di eccellenza del pasto. La composizione di manzo prevede una serie di cubi agli oli essenziali (libidinoso quello al tartufo), una impeccabile tartare, un carpaccio e il divertente mini-hamburger da accompagnare con un bicchierino di birra scura servito a parte.

Stesso canovaccio per il piatto gemello di mare dove la parte ludica è rappresentata da una serie di sali aromatizzati, collocati ai lati del piatto, con cui condire i vari bocconi -crudi o al massimo poco cotti- a propria discrezione. Alto livello di godimento anche su questo versante con punte sulla capasanta tartufata e sul gambero.

Passando al cotto è interessante la progressione di sapori nel polpo grigliato, dal nerbo leggermente piccante, mentre i fiori di zucca ripieni di zucchina sono sufficientemente delicati da non andare a coprire i tenui sentori del fungo estivo.







Prevedibile il risultato degli spaghetti alla chitarra, miscelati con ingredienti di facile appeal quali branzino, bottarga, cozze e fiori di zucca, che infatti non deludono ma nemmeno causano grida estatiche di gioia. Alla bocca il gusto è pieno e giustamente salino; le inflorescenze rimangano però schiacciate dagli invadenti comprimari.

Il risultato è abbastanza standardizzato nel proseguio, a cominciare da delle verosimili lasagnette alle verdure, ottime per soddisfare appetiti vegetariani, così come nel rombo cotto allo spiedo, adagiato su schiacciata di patate e accompagnato da ingredienti di palese mediterraneità come olive, pomodorini e pinoli, oltre alle ormai imprescindibili erbette aromatiche.

Capitolo a parte per il piccione con salsa di olive nere che, nonostante la buona cottura, si mantiene piuttosto inespressivo riuscendo a farsi rubare la scena dall’impeccabile cous cous alle verdure servito in accompagnamento.

E via scivolando placidamente anche sui dessert, annunciati dal classico bicchierino -in questo caso a base di cereali e cioccolato- e poi degnamente rappresentati da una crema bruciata allo zafferano, accostata a pesche sciroppate e relativo sorbetto; un contrasto dolce-acido ben percepibile ma non esasperato.

Per chiudere una bella selezione di caffè e tisane, in apparenza overpriced, ma in realtà accompagnate da una copiosa quantità di piccola pasticceria, che invita quasi a saltare il dessert vero e proprio.

Carta dei vini importante, curata da Cristina Parizzi, moglie dello chef; ma è da segnalare la mancanza di una mescita al bicchiere, che potrebbe creare qualche problema ai fanatici del tanto criticato abbinamento cibo-vino.



In conclusione la cucina è solida, ben eseguita, ben calibrata e presentata in un contesto di assoluta gradevolezza con servizio (quasi) sempre all’altezza. Gli antipasti crudi hanno regalato qualche sprazzo di emozione, ma il resto delle portate ha viaggiato sui binari della tranquilla piaciosità… è comunque da vedere quanto questo sia un male.

Il locale della famiglia Parizzi è perfettamente tarato sui canoni dell’asterisco pneumatico, con l’asticella del rapporto soldi/goduria che rimane stazionaria nel mezzo: il giusto prezzo per quella che è in ogni caso la migliore tavola della città.

Altre foto

Prezzi (Settembre 2011)

Coperto: 0€
Antipasti: 16-28€
Primi: 16-20€
Secondi: 25-28€
Dessert: 14€
Degustazioni: 65-70€

Indice di gradimento

Parizzi

Strada Repubblica 71
43121 Parma

Tel. 0521 28.59.52
www.ristoranteparizzi.it

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