Piacevolezza complessiva @ Doc – Borgio Verezzi (SV)


La boa dei trent’anni di attività si sta approssimando rapidamente per questo locale ligure e, calcolatrice alla mano, questo vuol dire che sono stati qui presentati ad oggi più di 8.500 menù diversi. Eh sì, qua la cucina è di esclusiva impronta ittica, e la minuta delle vivande cambia quotidianamente in base al pescato locale, ma non per questo si sceglie di declamare oralmente le proposte, preferendo l’encomiabile sforzo di ristampare giornalmente la carta con tanto di data.

Il mare è vicino, ma non si concede alla vista: la cucina dello chef Paolo Alberelli va infatti in scena in una bella villa dei primi anni del novecento, sita nel centro di Borgio Verezzi, che traspira piacevolezza sotto ogni aspetto. Il giardino è curato e i tovagliati sono lunghi, sia nei quattro tavoli sotto il porticato (giustamente ambiti nei mesi estivi), che nelle belle salette interne.

L’atmosfera sembra dire "rilassati e mettiti a tuo agio, che al resto pensiamo noi"… e dopo essersi dedicati al piacevole sforzo della scelta, le portate si susseguiranno veloci, con attese ridotte all’osso: prova tangibile che servizio e cucina sono ormai strabordanti di esperienza, e non perdono colpi nemmeno nelle serate di pienone.








Essendo in Liguria non può certo mancare la focaccia nel cestino del pane, ma il tempo degli antipasti giunge rapidamente e regala in primis un tortino di pesci di scoglio di impeccabile fattura, ma che quasi passa in secondo piano rispetto alla passata di zucchine trombette che staziona alla base, a cui il ruolo di coprimaria va piuttosto stretto, riuscendo a farsi notare anche in solitaria.

I sapori sono in crescendo con le acciughe in crosta di pane ed erbe, senza eccessi di untosità, ma a volte sovrastate da quell’accenno di machetto (pasta di acciughe) adagiato sui triangolini di polenta.

Ancora impeccabili i corzetti con gamberi rossi di Imperia, che fanno risaltare la prezionsa materia prima, e anche la delicata lasagna che stratifica il felice abbinamento fra la rana pescatrice e il basilico, con la classica punta di freschezza a base di pomodoro, anche se la concezione del piatto ne tradisce decisamente l’età.

Equilibrio, ed ancora magistrale equilibrio, in una interessante interpretazione dei calamari cotti in casseruola e aromatizzati al pernambucco (piccola arancia senza semi della zona, "coltivata nel nostro giardino"… e in effetti l’albero è proprio lì di fronte ;-)), dove dolce, sapido e aspro convivono in perfetta armonia.

Il crudo di riccola e branzino (leggermente marinati in verità) è trattato con mano leggera, arricchito solo da una dadolata di verdure croccanti e pepe rosa, e non sfigura nemmeno dopo piatti dai sapori decisamente più intensi.

La crema bruciata potrebbe sembrare una concessione alla banalità, ma basteranno un insolito fondo di mele e la giusta quantita di cognac a far cambiare faccia ad uno dei dessert più inflazionati.

Decisamente più estrosa l’apparenza del budino a due strati, a base di mandorle, cannella e peperoncino, che si rispecchierà anche nell’originalità delle sensazioni palatali.

La mano dello chef fa sentire tutta la sua esperienza, ma è pacata, poco propensa agli eccessi e molto attenta alla valorizzazione della materia prima. La presentazione dei piatti avrebbe forse bisogno di qualche aggiornamento: una nota di per se piuttosto ininfluente, ma che risulta piuttosto stonata in mezzo alla generale cura del dettaglio.

Sala e cantina sono sotto l’attenta cura della moglie Cinzia Mattioli, oggi più che mai attenta a valorizzare le produzioni enologiche locali in una carta dei vini italiana al 99%, se non per quella concessione alle bollicine d’oltralpe richieste a furor di popolo.

Il paragone che mi accingo a fare con la ben più famosa Villa Crespi potrebbe anche apparire azzardato, mancando quell’opulenza negli arredi e quella creatività gastronomica che caratterizzano il ristorante piemontese, ma viene d’altro canto evocata una non così dissimile sensazione di "piacevolezza complessiva" che oggigiorno si riesce a raggiungere piuttosto raramente.

Plauso per il menù degustazione a 65€ che consente di scegliere dalla carta 2 antipasti, primo, secondo e dessert… senza nemmeno alleggerire le porzioni ;-). Sosta raccomandabile in senso assoluto e sotto ogni aspetto.

Altre foto

Prezzi (Giugno 2011)
Antipasti: 15€
Primi: 15-22€
Secondi: 25-30€
Dessert: 10€
Degustazioni: 65€

Indice di gradimento

Doc

via vittorio veneto 1
17022, Borgio Verezzi (SV)
Tel. 019.61.14.77
www.ristorantedoc.it

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