Il futuro è qui @ Osteria del Povero Diavolo – Torriana (RN)


Che Pier Giorgio Parini sia il futuro della cucina Italina la critica, prima la blogosfera e poi le meno ricettive guide cartacee, se ne è accorta già da un po’. Quello che nessuno ha ancora capito -tantomeno io- è cosa si sta realmente consumando in questa casa d’ospitalità fra le colline romagnole.

Certi aspetti magari li puoi inquadrare: nonostante il crescente successo non siamo di fronte ad uno chef-superstar, più assente che presente, ma ad un cuoco che a fine serata "passa lo straccio in cucina".

E poi l’accoglienza di rigoroso stampo familiare, che qualche parallelismo con più lussuose mangiatoie sull’Oglio lo riporta anche alla mente. E anche l’ambiente, sì informale, ma anche elegante: una azzeccata scelta di compromesso fra il ristorante di tono e la trattoria di paese.

Sono invece i piatti ad uscire dagli schemi, difficilmente inquadrabili secondo il classico metro di giudizio, alcuni ordinari (sempre tenendo presente che qua si gioca nel massimo campionato) e altri custodi di qualcosa di silente e rivoluzionario allo stesso tempo.


L’incipit sembra non volere forzatamente stupire, con una quasi-pizza di impeccabile fattura, a base di ricotta di capra, pomodoro e origano; e un macaron alla crema di cipolla, in bilico sul confine dolce-salato.

Nel proseguio potrebbe darsi che il muffin con fegatini di piccione non lasci il segno, ma ci penserà l’uovo con cioccolato e menta a scuotere le percezioni gustative regalando quel ricordo di after eight, solo traslato ad inizio pasto.

E poi le cozze, succo di scoglio e piccantezza nemmeno così misurata. I sapori sono netti, iodati, amari, salmastri, piccanti, aspri… in una parola stupefacenti.

Nemmeno la ricciola lascia indifferenti, ricca di amaro e affumicato, e con ogni elemento perfettamente al suo posto.

Sono invece piuttosto stereotipati i ravioli di ricotta di capra, accompagnati da bottarga e crudo di muggine. Niente più che un piatto che il 90% degli chef sognerebbe di poter offrire ;-), ma a cui forse manca quel quid innovativo che Pier Giorgio Parini ci ha già fatto intravvedere.





I profumi di cipresso del mitico "riso in bianco" tornano oggi nei tagliolini verdi con le vongole, serviti freddi per far risaltare in maniera ottimale i sentori di resina, con il mitile che contribuisce alla persistenza, anche se alla lunga è costretto a cedere il passo.

Anche se privo dell’essenza boschiva il sopraccitato riso in bianco fa comunque capolino in una goduriosa versione estiva, cotta in acqua di pomodoro, dove l’amido si percepisce ancora distintamente. Equilibrio talmente pefetto da poterne mangiarne a vagonate.

A volte l’idea nasce dall’improvvisazione: ad esempio bevendo un gin tonic e mangiando parmigiano. Ecco così una salsa al parmigiano e gin che accompagna la melanzana fritta (appena), dalla bella croccantezza con una preservata cruditèe interna, con anche delle interessanti variazioni rosse alla susina.

Vale sempre la pena di ricordare quanto conta la materia prima, ma il maialino emerge in primis per la meravigliosa cottura che rende croccante la cotenna e morbide le carni, senza eccessivi estremismi di consistenza. E il tutto è accompagnato da una salsa verde "destrutturata" al prezzemolo e acqua di prezzemolo, dove l’aglio si presenta in una crema ricavata dalle bucce e in uno spicchio cotto nel miso. Una vera esaltazione degli ingredienti più comuni.

E via poi con il meraviglioso pomodoro al sugo, prima essiccato e poi reidratato in un brodo di verdure, accompagnato da 12 erbe aromatiche e una salsa "formaggiosa" alla base: un viaggio intorno all’aspro, dove ogni boccone regala qualcosa di inaspettato.

L’agnello spazza via ogni volontà di analizzare e classificare. Adagiato nel suo fondo di cottura, con spinaci appena scottati e salsa all’eucalipto, richiama solo la voglia di lasciarsi andare e goderne.

Le cipolle con albicocche, latte di capra e madorle aggiungono ulteriore forza al vortice di emozioni. Un piatto che va davvero oltre la sua piacevolezza.

E poi il monocromo verde a base di cioccolato bianco con granita di levistico (sedano) erbe aromatiche e gelato al dragoncello, dove parlare dell’ottimale contrasto dolce-amaro risulta davvero riduttivo.





Non dimentichiamoci però la piccola pasticceria: ricordi di cioccolato, zafferano e tartufo…

I punti di riferimento per azzardare qualche confronto sono davvero troppo distanti: la cucina di Pier Giorgio Parini ti trascina lontano e ti costringe a riflettere, nonostante manchi di quella punta di piacioneria che la renderebbe financo più appetibile. Ma tutto è in rapidissima evoluzione, e la personalità dello chef è strabordante e palpabile in tutte le portate, che assai raramente provocheranno indifferenza.

E in più al Povero Diavolo si gode davvero a tutto tondo, ad un prezzo -ad oggi- estremamente corretto. Senza idee iper-creative, ma solo con la voglia di fare e far stare bene, questo è oggi il miglior prototipo del ristorante di domani.

Altre foto

Prezzi (Giugno 2011)

Coperto: 0€
Portate: 18-28€
Dessert: 10€
Degustazioni: 58-68-90€

Indice di gradimento

Osteria del Povero Diavolo

via Roma, 30
47042 Torriana (RN)
Tel. 0541 67.50.60
www.ristorantepoverodiavolo.com

Chiuso il mercoledì. Aperto solo la sera tranne sabato, domenica e festivi.

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3 thoughts on “Il futuro è qui @ Osteria del Povero Diavolo – Torriana (RN)

  1. Artèteca

    Ho avuto la fortuna di partecipare ad una lezione di Parini, a roma, al Gambero Rosso. Un genio, grande passione e grande umiltà. Non vedo l’ora di passare da quelle parti.

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