Essenzialità @ Magnolia – Cesenatico (FC)


"Romagna solatia, dolce paese,
cui regnarono Guidi e Malatesta;
cui tenne pure il Passator cortese,
re della strada, re della foresta."

(Giovanni Pascoli)

Ah Romagna! Ossia l’ancestrale ricordo di discoteche, liscio, Raul Casadei, quintali di piadina e spiagge sconfinate… e la pensione Magnolia di Cesenatico.

Ehi, aspetta un momento! il constrasto è invero stridente, ma sotto l’insegna "Magnolia" a Cesenatico non troviamo un alberghetto a basso budget, ma un locale gourmet con tanto di patacca asteriscata Michelin appiccicata all’ingresso.

E proprio qui, nel cuore della landa in cui piadinerie e friggitorie dominano incontrastate, il giovane Alberto Faccani propone la sua cucina di ricerca, in un contesto elegante e d’avanguardia: sulla scia delle Calandre di Rubano (PD) e (ancora prima) del Noma di Copenhagen, anche qua sono da poco spariti i tovagliati lunghi per lasciare spazio a tavoli di nudo legno, all’insegna di un rigido minimalismo di impronta filo-ecologista.

La sequenza di roccia, ferro, vetro e ceramica sull’arboreo piano zigrinato non evoca affatto freddezza, come se l’esasperata essenzialità possa davvero riportare l’attenzione sulle sensazioni gustative.




Gli snack in apertura si ripartiscono equamente in due gruppi distinti per intensità di sapori: quasi impercettibili al palato la madeleine di olive e il cono di pasta fillo con squaquerone e prosciutto in polvere. Tutta un’altra musica dalla "filo pizza" e dalla cialda con semi di cacao, che gridano, più che sussurrare, senza per questo essere prive di grazia.

La cavalcata nei "classici" dello chef parte con una interessante tartare di tonno rosso (ma rosso davvero!) battuta al coltello, ben accoppiata e non coperta dall’amarognolo delle erbe, dalla sapidità della polvere di cappero e sopratutto da un godibile gelato alla senape che inframezza e ripulisce.

Ber riuscita anche la bruschetta liquida, costituita in pratica da una salsa a base di pane in cui stazionano calamari, vongole e pomodorini. Integralmente coperto lo spettro gustativo con giuste note di aglio, pepe, punte di acidità e buona salinità.

I passatelli asciutti si mantengono godibili, con un bel contrasto fra il finocchietto e il profumo di limone, che ha anche il pregio di smorzare la spiccata intensità del fondo rosso a base di lumachine di mare.

Deludente invece il piatto principale: la rana pescatrice è protagonista di un non facile accostamento con il pecorino di fossa, qua addomesticato in una spuma eterea. Vuoi la carne un po’ troppo coriacea (materia prima? cottura?) ma l’insieme non convince, complice anche una mentuccia mal distribuita che, quando capita in bocca, tende ad annullare ogni altro sapore. Appena intuibile il contributo dei piselli in doppia consistenza, se non per il cromatismo.

Il livello risale sul dessert con una crema catalana alla vaniglia la cui dolcezza viene sapientemente mitigata e arricchita in complessità da un delicato infuso alla verbena (detta erba luigia da queste parti), che non sfigura neanche accostata al sorbetto alla fragola.

Le praline sono da migliorare sotto certi aspetti (vedi gelatine un poco durette e macaron non proprio convincenti come sensazioni meccaniche), mentre meritano un plauso particolare i buonissimi pani su cui troneggia una assai goduriosa focaccia in versione "muffin" con cuore di pomodoro.




A fronte di un conto di oltre 90€ (degustazione "classici", 3 vini, acqua e caffè) e un piatto principale non propriamente riuscito, qualche punto interrogativo staziona ancora sopra la mia testa. La cucina è caratterizzata (spesso) da mano sicura e fa trasparire idee di buon appeal, anche se non è immune da qualche scivolone più o meno vistoso.

Il servizio non è stato di sicuro in affanno ma la sala era troppo vuota per avere un riscontro oggettivo. Carta dei vini in linea con il target.

L’esperienza è sicuramente godibile nel complesso, anche se rimane la curiosità di tastare la mano su creazioni cronologicamente più recenti, che forse meglio si sposano alla nuova filosofia che si esmprime in sala.

NB: trattandosi di una sosta improvvisata tutte le foto sono state fatte via iPhone, che di sicuro non manca di saturazione ma pecca un po’ sulla stabilità e sui tempi di esposizione 😉

Prezzi (Giugno 2011)

Coperto: 5€ 😦
Antipasti: 16-20€
Primi: 14-18€
Secondi: 26-32€
Dessert: 8€
Degustazioni: 50-58-75€

Indice di gradimento

Magnolia

viale Trento, 31
47042 Cesenatico (FC)
Tel. 0547 81.59.8
www.magnoliaristorante.it

Chiuso il mercoledì. Aperto solo la sera tranne sabato, domenica e festivi.

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