L’ambiente non conta @ Due Cigni – Montecosaro (MC)


Iniziando a parlare di Marche non posso che iniziare da quello che, nelle poche settimane di peregrinazione gastronomica, è stato il locale più interessante… al netto dei grandi nomi, che mi sono ovviamente ripromesso di testare quanto prima.

Ed eccoci quindi al ristorante Due Cigni, di recente incoronato "Ristorante dell’anno 2011" dalla guida mangereccia di Bibenda, ubicato in una anomina strada di un’anonima zona della bella Montecosaro, che sviluppa il suo centro storico in mattoni rossi a quota decisamente più elevata.

L’interno del locale inviterebbe ad un repentino dietrofront: un grande salone da ricevimento in cui è isolata, tramite credenze e qualche gigantografia a tema gastronomico di discutibile valenza estetica, una piccola sezione con tovagliato lungo e sedie ricoperte.

Quello che invece vale il ritorno (ancora, ancora e ancora) è tutto il resto della proposta… a partire per esempio da una enciclopedica e ben pensata carta dei vini, che spazia da blasonati produttori a nomi meno noti, con grande profondità di annate e ricarichi estremamente corretti.



I piatti di benvenuto dalla cucina, gestita dalle sapienti mani dello chef Rosaria Morganti, suonano come una dichiarazione d’intenti: i sapori sono netti, intensi, ben delineati e sapientemente abbinati.

La dimostrazione viene dalle due differenti variazioni sulle spugnole, accostate prima a fiore di zucca e caviale per un risultato di confortante sapidità, e dopo a uovo di quaglia e pane all’aglio, per sensazioni più aromatiche, con quella punta di mentuccia che caratterizza distintamente il piatto.

Lo stesso uovo di quaglia lo potremmo anche ritrovare insieme ad una crema di piselli e a del tartufo estivo: accostamento di sicuro più inflazionato ma non per questo avaro di soddisfazioni.

E via poi con un piatto quasi didattico come gli anelli di totanetti la cui frittura tradizionale si contrappone a quella più orientale di un’originale foglia di sedano in tempura. Il tutto va a coprire uno spettro gustativo piuttosto ampio e mai disarmonico, grazie anche alla pungenza dell’originale mostarda di agrumi.

Si potrebbe optare invece per la seppia, declinata in tre versioni per un crescendo di sapori che va dal crudo (accostato al fegato ghiacciato), passando per l’involtino, fino ad un fritto croccante con tanto di patatine annesse.

La tartare di razza marchigiana viene un po’ messa in secondo piano dai numerosi elementi che convivono nel piatto: l’assemblaggio eccede leggermente di sapidità, ma fa comunque bella coppia con le interessanti crocchette (patate e spinaci / uovo e tartufo) e non va a coprire il tubero, a differenza della misticanza dove il finocchietto spadroneggia.






I primi entusiasmano, a partire dai campofiloni con alici e scorzone, piatto di lodevole fattura, a cui la foglia di sedano dona ulteriore complessità gustativa.

Gli gnocchi di patate e baccalà non tradiscono le aspettative, rivelandosi imponenti e sapidi con un centrato accostamento di cipolla e rapa rossa… anche se forse l’olio a crudo risulta fin troppo abbondante.

Sul tema "né carne né pesce" il menù offre delle interessanti lasagnette integrali con carciofi, lenticchie al limone, ricotta e brodo di erbe di campo, mentre gli spaghettoni con crostacei e passata di pomodoro nascondono dietro l’apparente semplicità un’esecuzione da standing ovation, caratterizzata da un perfetto equilibrio ed eccellenza di materia prima, in alcuni casi prodotta in proprio.

Buon riscontro anche sui secondi, partendo da una grigliata di scampi, sgombri e calamari di apparente semplicità e ottima qualità, sia per il pesce, che per la cottura sui carboni ben dosata, che non lascia eccessi fumée.

Più innoqui i polipetti affogati con dovizia di spezie e dall’interessante ripieno di ricotta e aringa, che regalano sapori meno definiti e più eterei.

Il maialino risulta meno aggraziato rispetto al resto, a causa di un contrasto con gli agrumi poco calibrato.

Tutto bene anche sulla pasticceria, che dimostra sempre una personalità ben definita sia che si tratti di cioccolato, sia nei semifreddi con tanto di crema di zabaione.



Dopo aver detto, in altra occasione, che "l’ambiente non basta" posso riformulare lo stesso concetto aggiungendo che, in presenza di ben altri dettagli di eccellenza, "l’ambiente non conta".

E’ infatti questa l’unica nota leggermente stonata di questo bel ristorante marchigiano, che offre un’eccellente armonia fatta da una cucina giustamente creativa e di facile approccio, da una encomiabile selezione enologica e -non ultimo- da un servizio che non è affetto (per fortuna) dalla flemma tendenzialmente diffusa nel resto della regione.

Un locale a tutto tondo dove tornare spesso, anche in virtù di un buon rapporto soldi/goduria.

Altre foto

Prezzi (Maggio 2011)

Coperto: 0€
Antipasti: 12-15€
Primi: 12-15€
Secondi: 16-27€
Dessert: 8€
Degustazioni: 40€

Indice di gradimento

Due Cigni

via SS. Annunziata, 19
località Montecosaro Scalo
62010 Montecosaro (MC)
Tel. 0733 86.51.82
www.duecigniristorante.com

Chiuso domenica sera e lunedì

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