Sushi experience @ Iyo – Milano


Parlare di etnico è un po’ come parlare del nulla: si tende ad identificare tutta una cucina nazionale con i piatti più conosciuti all’estero, dimenticando l’importanza delle specialità regionali, che sono influenzate, oltre che dalla tradizione, dalla reperibilità delle materie prime.

Il sushi rappresenta per il Giappone quello che gli spaghetti al pomodoro sono per l’Italia: un piatto di identità nazionale. Le origini si perdono nella notte dei tempi, e si possono far risalire alla Cina del VII secolo (d.C.), quando il pesce veniva lasciato fermentare con il riso a fini di conservazione. L’introduzione in terra nipponica è probabilmente dovuta a monaci buddisti. Tuttavia la paternità del sushi come oggi lo conosciamo è attribuibile al cuoco Hanaya Yohei ed è databile verso la metà del XIX secolo. Si trattava in pratica di una forma di street food, in quanto il cibo poteva essere mangiato con le mani, e aveva tempi di preparazione molto brevi, poiché privo di fermentazione.

Arrivando ai giorni nostri, la moda del pesce crudo jappo-style si è diffusa in terra italica a cavallo del 2000, andando a soppiantare gli allora numerosi ristoranti dalle lanterne rosse, che molto spesso hanno millantato un cambio di nazionalità approfittando della similitudine dei tratti somatici.

Se mai decidessimo di cedere alla vertigine delle classifiche, e il topic della classifica fosse -ad esempio- "Sushi a Milano", non sarebbe affatto sorprendente incappare nel nome di Iyo.
In un delirio post-Fukushima le tavole nipponiche subiscono un lieve calo di affluenza. Il che, in posti come questo dove trovare un tavolo il sabato sera risulta solitamente problematico, si rivela per noi, che sappiamo che il pesce viene esportato verso il Giappone e non viceversa, un piacevole aiuto.

L’ambiente si presenta minimal-fashion, con uso a profusione della tinta oro sia sui soffitti che sui tavoli, piuttosto ravvicinati fra loro e apparecchiati in maniera nipponicamente minimalista. Nessuna posata si intravede nelle immediate vicinanze se non le classiche bacchette da separare prima dell’uso. Luci decisamente soffuse, tanto che le fotografie serali sono quasi impensabili, e sottofondo di un deciso brusio vista la comunque alta affluenza.

Impensabile non partire con il sushi, presente in millemila varietà componibili a proprio piacimento, oltre che nei soliti piatti "dituttounpo’" per sollevare dalla fatica chi non ha voglia di scegliere. Il risultato è decisamente sopra la media con assemblaggi ben curati, bilanciati nel sapore e dalla buona materia prima. Interessanti alcune chicche come il "sushi fritto" e i maki senza alga, a base di tonno rosso e salmone, dalla piacevole piccantezza. Altro bel boccone il nigiri con gambero rosso crudo.

Anche il versante "pasta" regala piatti equilibrati ed elegantemente composti… oltre che poveri di sapidità secondo la moda nipponica. Buona le Cha Soba, tagliatelle impastate al the verde, accompagnate da verdure miste e salmone. Anche le più classiche Yaki Soba a base di grano saraceno (lo stesso che troviamo nei pizzoccheri, per intenderci) mantengono alto il goduriometro con un altrettanto prevedibile condimento a base di gamberi e verdure.
La Tempura si presenta asciutta e croccante ed è gustabile, oltre che in solitaria, anche accompagnata da riso con zuppa di miso oppure oppure da Soba in Brodo. Il che potrebbe anche costringere a familiarizzare con l’uso delle bacchette (nella destra) e della coppa (nella sinistra). Anche qua latitante la sapidità da demandare ai vari intingoli associati.

Molta attenzione ai dettagli anche nei dolci, firmati Ernst Knam, visionabili al tavolo su apposito vassoio da esposizione. Il servizio gira bene, con personale in adeguato numero rispetto ai coperti, anche se -qualche volta- non proprio così fluente nell’italico idioma. Qualche attenzione in più (leggi digestivi offerti) in serate non di pienone. Completa il tutto una discretamente assortita carta dei vini, per rendere l’esperienza ancora più fusion. Settore birre monopolizzato dalla classica Asahi senza interesse a produzioni di nicchia.

Nella miriade di locali dedicati al sushi questo Iyo si distingue per la buona qualità del desinare e la piacevolezza dell’ambiente. I prezzi sono tarati sulla piazza milanese ma comunque in linea con l’offerta. Un locale di interesse per dare sfogo alla propria voglia di estremo oriente.

Altre foto

Prezzi (Aprile 2011)

Prezzi molto variegati… intorno ai 40€ per sushi & sashimi in abbondanza, un piatto e dessert. Bevande escluse.

Indice di gradimento

Iyo

via Piero della Francesca, 74
20154 Milano
Tel. 02 45.47.68.98
www.iyo.it

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