Fra una valle e l’altra @ Osteria del Crotto – Morbegno (SO)


Se volete venire in Valtellina senza inerpicarvi per qualche valico montano, l’unica soluzione è risalire fino alla cima uno qualsiasi dei due rami del Lago di Como e, giunti a Colico, eseguire una sterzata a 90° fra le montagne. Addentrandosi poi lungo il bacino idrografico dell’Adda, il primo centro abitato di una certa rilevanza che si palesa sulla strada è Morbegno.

Per molti aspetti più rappresentativa del capoluogo di provincia, la città lega il suo nome a due delle più importanti manifestazioni gastronomiche della valle: le "cantine aperte" la "Fiera del Bitto".

Sopratutto quest’ultima ha un’identità territoriale molto spiccata, e non solo perché il famoso formaggio prende il nome dal torrente che attraversa il centro abitato, ma anche perché la zona di produzione più vocata si trova negli alpeggi orobici nei pressi della cittadina (le cosidette "valli del Bitto").

Una delle osterie più attive nella valorizzazione del prodotto principe della zona è questa interessante "Osteria del Crotto", ubicata a mezzacosta non lontano dal centro, che dalle ampie vetrate della sala (o direttamente dal terrazzo nella bella stagione) offrirà una piacevole vista sulla zona circostante e sul bel campanile di San Martino, che si staglia austero e imperioso a tagliare l’orizzonte.

Come altri locali della zona anche qua si sposa la filosofia di Slow Cooking, associazione di ristoranti Valtellinesi e Lariani (quali ad esempio "Il Cantinone" di Madesimo o "Sale e pepe" di Sondrio) con una mission vocata alla cucina di qualità e alla valorizzazione del territorio.



Grande passione per il Bitto dunque, che emerge papale in svariati piatti del menù, come lo strudel di grano saraceno ripieno di verdure con salsa al Bitto: un’ "involtino primavera a chilometri zero" di buon equilibrio e consistenza, e dal sapore piuttosto imponente.

Molto più soavi gli gnocchi di patate e Bitto con crema alle ortiche, dove il formaggio è il vero protagonista, mentre patate e ortiche sono decisamente in secondo piano.

Si dimostra una valida rivisitazione del pizzocchero la crespella di grano saraceno con verze e fonduta al Bitto, con sapori che rimandano nettamente al piatto più conosciuto della cucina autoctona.

Nonostante l’osteria sia in bassa Valtellina, la propensione gastronomica è più per la vicina Valchiavenna. Ce ne accorgiamo dalla attenta selezione di salumi, fra cui spicca il chiavennasco violino di capra, e dai pizzoccheri di Gordona con farina di castagne, patate, verza e latteria stagionato: la taglietella è più chiara alla vista e il sapore si mantiene più delicato anche per l’uso di formaggi più leggeri… come per gli originali non è certo trascurabile la presenza dell’aglio ;-).



Molte altre le proposte interessanti nella carta, sempre e comunque attenta a valorizzare la materia prima locale. Si può optare ad esempio per un carpaccio di cervo marinato con insalata tiepida ai funghi porcini, semplice nella concezione, ma giustamente saporito e con un’interessante nota acidula, dove segnalare tra l’altro la grande qualità dei funghi.

Sapori decisamente più importanti nei maltagliati di polenta con ragù di lepre, caratterizzati anche da un percebile sentore del brodo di cottura.

Grande appagamento anche dai piatti principali di carne quale la tagliata di cervo con salsa ai mirtilli rossi, con l’acidità inaspettatamente assente, sostituita da particolari sentori di pepe e spezie. Piacevole l’apporto dolce delle castagne e dalle semplici carote al vapore che, in presenza di sapori così forti, trovano il loro senso nel piatto per il contributo alla pulizia del palato fra un boccone e l’altro.

Molto simile nell’aspetto, ma non nel sapore, il controfiletto al vino rosso: materia prima di grande qualità, impeccabilmente presentata in una preparazione semplice e di effetto.

Poche concessioni all’acqua se non per il Lario e il classico "pesce di montagna": il baccalà viene in questo caso servito gratinato con crema di patate e porri, regalando un sapore sapido e rassicurante, un bel contrasto di consistenze e un abbinamento decisamente azzeccato.

Non delude nemmeno il settore degli animali da cortile, rappresentato in questo caso da una ben eseguita sella di coniglio farcita.




Molto variegata la pasticceria, con alcune scelte interessanti e originali. Spicca su tutto la creme brulée allo zafferano e un originale parfait alla grappa caratterizzato da un gusto tendente al dolce, ma il distillato si fa comunque ben percepire senza essere stucchevole.

Suscita interesse anche la moderata dolcezza del budino di castagne con salsa di cachi, debitamente addomesticati per ridurre l’effetto allappante.

Non mancano anche le scelte classiche come il sorbetto di pere con pistacchi, o il super inflazionato flan al cioccolato con salsa alla vaniglia. Chiusura in bellezza con degli ottimi brownies alle noci serviti insieme al caffè.

Non sono così comuni i ristoranti dove il territorio è davvero al centro dell’attenzione. Lo chef Maurizio Vaninetti più che reinterpretare, smussa gli angoli con la minima creatività indispensabile, tenendo sempre al centro la materia prima… il tutto accompagnato da un servizio giustamente informale e da una carta dei vini di ampio respiro con l’invevitabile sezione biodinamica alla moda ;-).

Buono il rapporto soldi/goduria di una delle soste più prettamente territoriali della bassa valle.

Altre Foto

Prezzi (Febbraio 2011)
Coperto: 0€
Antipasti: 8-10€
Primi: 9€
Secondi: 16-18€
Dessert: 5-6€

Indice di gradimento

Osteria del Crotto

via Pedemontana, 22
23027 Morbegno (SO)
Tel. 0342 61.48.00
www.osteriadelcrotto.it

Chiuso la Domenica.

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