Un tocco iberico @ Al Pont de Ferr – Milano


Una delle mete preferite dello struscio milanese è senza dubbio la zona dei navigli, specialmente le alzaie immediatamete adiacenti la darsena, dove ancora oggi si celebra un po’ stancamente il mito dei grandi locali del jazz.
Tanta gente e una miriade di ristoranti e ristorantini, sulla cui qualità media è bene stendere un velo pietoso.

In mezzo al marasma delle proposte mangerecce si distinguono -per fortuna- alcune mangiatoie interessanti, fra cui questo Pont De Ferr, situato (ma va? ;-)) nei pressi di uno dei ponti per l’attraversamento pedonale del Naviglio Grande.

La sala dal tono spiccatamente rustico e i numerosi bollini guidaroli all’ingresso farebbero presupporre un locale incentrato su interessanti degustazioni di salumi e formaggi e qualche piatto di semplice fattura, preparato con tecnica e materie prime selezionate: cose che ovviamente in carta non mancano.

In pieno contrasto con le aspettative ecco che si affianca alle proposte sopraccitate anche una interessante linea creativa. In cucina infatti spadroneggia lo chef Matias Perdomo, uruguayano di origine e ispanico di ispirazione (con alle spalle anche un’esperienza al mitico Celler dei fratelli Roca), che interpreterà i suoi piatti con gusto e tecniche di chiara matrice iberica.

Anche se è stato servito come fuori carta in coda al menù, impossibile non iniziare parlando di uno dei migliori piccioni che mi sia stato dato modo di mangiare. Materia prima superba, valorizzata dalla cottura al sale e servita con una finta rapa (fatta di zucchero, soffiata in stile "vetro di murano", e ripiena di salsa al mais) adagiata su finta terra. Degno rivale del "piccione in salsa barozzi" di Massimo Bottura. Una libidine di tenerezza e succosità.

Molte altre meravigliose creazioni nella degustazione di 8 portate, iniziando dalle cerebrali ostriche crude, midollo di vitello spadellato e foglie d’ostrica, piatto dai sapori instabili che trova l’ideale (e mirabile) risoluzione solo nella commistione di tutti gli ingredienti.

Grande e ardito accostamento carne-pesce nei tortelli ripieni di brasato serviti con consommè di tonno affumicato e ricotta di pecora: quasi insignificanti se mangiati "a secco", trovano grande completezza e appagamento nel fumetto versato direttamente al tavolo.

La grande materia prima fa capolino anche nella pluma di maiale iberico al forno, lasciata rosata e servita con crema di burrata e ricci di mare, godibile anche in solitaria, ma a cui la salsina bianco-arancione dona quella esotica nota di grassezza e salinità.

Il resto dei piatti non lascia certo indifferente: il consommè di fagioli borlotti con insalata di granchio reale e olio al profumo di cannella si rivela un ottimo inzio, giocato su sapori tenui e altrettanto tenue speziatura.

Piacevolmente insolito l’approccio masticativo degli gnocchi morbidi di patate alla brace ripieni di tartufo nero, con funghi porcini e crosta di parmigiano croccante, che strizzano l’occhio a gusti autunnal-terragni.

E’ costruito, invece, intorno alla lieve acidità il filetto di rombo al vapore con indivie bianche di Bassano del Grappa: un piatto che non spiazza ma fatica a lasciare il segno.

Il rimando a Jordi Roca nei dessert è plateale nel finto sigaro (con tanto di finta cenere) ripieno di cioccolato servito con gelato al rum e un bicchiere di fumo da dosare con la pressione delle dita.

Bella concezione e realizzazione la miniera d’oro, che rivela al di sotto delle cialde croccanti una zuppetta di frutti della passione, gelato alla cannella e pepite di cioccolato, per creare un marcato contrasto fra il dolce e l’acido.

La grande critica si mantiene abbastanza prudente, ma la mia esperienza è stata da applausi. La cucina è strabordante, giocata in generale su accostamenti arditi e sapori intensi, peccando a volte di eccessivo entusiasmo: assestare certi colpi con un fioretto piuttosto che con uno spadone a due mani potrebbe dare un’ulteriore marcia in più… ma forse è solo questione di raggiungere una propria maturità ;-).

L’ambiente si mantiene essenziale, con tavoli molto ravvicinati e apparecchiature cartacee. Nonostante ciò la collocazione in zona navigli mantiene la spesa entro la media milanese, anche se la qualità della cucina dà il giusto valore ad ogni euro speso in questo locale.

Carta dei vini di buono spessore, con una interessante selezione di champagne di produttori poco conosciuti. Servizio giovane, solerte e informale.

Potrebbe essere financo stridente il contrasto fra il tavolo di legno con sedia impagliata e la creatività della cucina, che non sfigurerebbe in qualsiasi altro ristorante dal tovagliato lungo. Un’esperienza da bistrot di elevata qualità caldamente consigliabile in ogni giorno della settimana.

Altre foto

Prezzi (Dicembre 2010)
Coperto: 0€
Antipasti: 12-20€
Primi: 16-17€
Secondi: 22-26€
Dessert: 14€
Degustazioni: 50-70€

Variazione prezzo 2001-2010
(basato su Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso)

2001: L. 60.000
2003: 35€ (+12,95%)
2005: 38€ (+8,57%)
2007: 35€ (-7,89%)
2010: 65€ (+85,71%)

Indice di gradimento

Al Pont de Ferr
Ripa di Porta Ticinese, 55
20100 Milano

Tel. 02 89.40.62.77

www.pontdeferr.it

Sempre aperto.

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