Tutto il mondo è paese @ La Barrique – Torino


E rieccoci con i tovagliati lunghi (in questo caso lunghissimi, direi quasi fastidiosi), appetizer e pre-dessert, servizio cortese e un po’ ingessato e un ambiente stile bomboniera… l’ideale per compiacere gli ispettori della guida rubiconda dei cugini transalpini.

Non che la cosa mi dispiaccia, visto che il desiderata finale è solo quello di "stare bene", ma pungolato dal continuo starnazzare sul fatto che la ristorazione come la conosciamo è bella che morta e sepolta, che c’è crisi e che bisogna cambiare l’approccio alla clientela, prendo atto che, nonostante tutto, il modello in stile "asterisco Michelin" miete sempre molti consensi… almeno a giudicare dal pienone di un sabato a pranzo 😉

Capiamoci subito: è solo uno sfogo estemporaneo, perché alla Barrique si sta bene e si mangia altrettanto. E’ solo una effimera constatazione su quanto tutto il sistema ristorazione sia refrattario ai cambiamenti.

In questo bel locale torinese tutto scorre liscio, con una cucina di terra e mare, in giusto equilibrio fra tradizione e innovazione.
Volendo costruire il pranzo intorno ad una bottiglia di un rosso piemontese serio, la carta appare un po’ sbilanciata nelle proposte. La scelta sugli antipasti (escludendo il foie gras, che richiede quasi obbligatoriamente un passito) e sui primi si riduce ad un singolo piatto, mentre sui secondi le proposte di carne sovrastano decisamente quelle di pesce lasciando margini di scelta più ampi.

Il benvenuto dalla cucina è molto variegato e vede al centro un pomodoro confit con crema di bufala e olive taggiasche, chiaramente giocato su freschezza e cremosità, che denota da subito una notevole precisione negli assemblaggi. Maggiore complessità e appagamento dall’assaggio della passatina di ceci con pepe e scorze d’arancia, un boccone costruito su note speziate sorrette da una classica base sapida. Presenti anche varie croccantezze di pregevole fattura per differenziare un po’ le consistenze.

Gli antipasti veri e propri debuttano con una vitella piemontese al coltello con gelato all’acciuga, salsa all’uovo e nocciole di Langa, una de-strutturazione di una classica tartare con annesso gioco di temperature. Il centro rimane sempre la qualità della carne, che non delude, ma l’architettura del piatto è assolutamente convincente e appagante non andando a sovrastare la delicata materia prima.
Non delude nemmeno il salmone in agrodolce con lamponi, dalla concezione più semplice ma non per questo meno convincente.
Tuffo a piene mani nella tradizione con gli agnolotti ai tre arrosti al burro fuso di montagna e parmigiano reggiano stagionato, caratterizzati da una bella pasta gialla e dal succoso ripieno e condimento.

Se la vera abilità di uno chef si vede dai secondi, anche in questo segmento non andiamo affatto male, a cominciare da un interessante maialino da latte caramellato al mosto cotto con ortaggi d’estate, dal sapore pieno e succulento, con un particolare apporto affumicato della purea di melanzane.
Persino meglio l’agnello arrostito e brasato in lenta cottura con peperoni di Carmagnola canditi , lontano dai sentori agrodolci di cui sopra, che stupisce per l’azzeccata e non stucchevole unione fra la carne e il peperone.

Di spazio per il dolce ne è rimasto ben poco, ma più che sufficiente per una piccola pasticceria assolutamente degna di nota, dove segnalare, per gli amanti delle consistenze cremose, la bavarese al the verde e arancio e la spuma di yogurt e mirtilli.
Menzione doverosa anche per il pane, presentato in un non eccessivo numero di varianti, caldo, fragrante e di dimensioni non impegnative.

Stavolta il raffronto con altri ristoranti di Torino città risulta arduo causa carenza di termini di paragone, ma preso in senso assoluto La Barrique dello chef Stefano Gallo risulta in tutto e per tutto una sosta raccomandabile.

Troverete un ambiente raccolto ed elegante con un arredamento classico "linearmente pomposo" (anche se più che una bomboniera potrebbe ricordare l’interno di un orologio ;-)), servizio di tono, una adeguata carta dei vini (serviti con tutti i crismi del caso): il tutto volto a sostenere una cucina a tuttocampo che spazia dalla tradizione, alle rielaborazioni dei classici, fino ad arrivare a scelte più creative.

Adeguato il rapporto soldi/goduria, con un conto che si pone nella media degli altri "asteriscati" Michelin.

Altre Foto

Prezzi (Settembre 2010)
Coperto: 0€
Aperitivo: 7-10€
Antipasti: 18-28€
Primi: 18-25€
Secondi: 28-33€
Dessert: 8-13€
Degustazioni: 65-70-85€

Variazione prezzo 2001-2010
(basato su Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso)

2001: L. 75.000 (38,73€)
2003: 45€ (+16,19%)
2005: 53€ (+17,78%)
2007: 60€ (+13,21%)
2010: 80€ (+33,33%)

Indice di gradimento

La Barrique
Corso Dante, 53
10126 Torino (TO)
Tel. 011 65.79.00
www.labarriqueristorante.it

Chiuso domenica

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