Il prezzo della passione: piccola analisi sull’incremento del costo della ristorazione negli anni 2001-2010


Di urla e strepiti per il raddoppio generalizzato dei prezzi post-euro se ne sono sentiti a iosa, soprattutto nel settore del wine&food, con la maggioranza degli esercenti pronta a puntare il dito contro l’anello più basso della catena.

Premetto che la mia passione per la ristorazione di qualità è piuttosto recente (ed ad ogni modo successiva all’introduzione della nuova moneta), ma la mia convinzione è sempre stata che gli aumenti abbiano riguardato principalmente i locali di "fascia bassa" lasciando più o meno indenni i ristoranti di "fascia medio-alta". Convinzione fino ad oggi non confutata da alcun dato oggettivo.

Essendo finalmente riuscito a raccattare una guida pre-euro da affiancare a quelle già presenti nella mia libreria (stiamo parlando in questo caso di Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso), ecco quindi l’idea di una veloce analisi, senza nessuna velleità denigratoria, su come sono variati i prezzi della ristorazione nell’ultimo quasi-decennio.

Il numero preso nella sua singolarità può sicuramente apparire freddo e poco indicativo, ma l’insieme dei dati, ben lungi dall’essere preciso, può dare un’idea piuttosto significativa della situazione.

Cominciamo dal dato globale: il prezzo della ristorazione ha subito un incremento del 75% nel lasso di tempo 2001-2010 a fronte di un tasso di inflazione stimabile rozzamente intorno al 30%. Com’è abbastanza ovvio il grosso degli aumenti è avvenuto a cavallo degli anni 2001-2003 con un incremento intorno al 25%, ma i successivi 2 anni continuano a vedere una crescita dei prezzi decisamente superiore all’inflazione (+17%) per poi trovare un rallentamento della corsa al rialzo negli anni successivi.

I freddi numeri sfatano anche la mia convinzione, e ne sono lampante esempio due dei più famosi ristoranti di qualità quali Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio (MN) e l’Enoteca Pinchiorri di Firenze. A fronte di una sostanziale costanza qualitativa il primo ha raddoppiato i prezzi, per non parlare di un incredibile moltiplicatore x3 della mangiatoia extra-lusso fiorentina.

E’ prevedibile che un ristorante di lusso, avendo molte più spese alla base, risenta di più dell’aumento generalizzato dei costi ma ci sono esempi di costanza qualitativa decisamente più refrattari alla crescita selvaggia del conto. Possiamo citare per esempio Villa Fiordaliso a Gardone Riviera (+43%), Arnolfo a Colle Val d’Elsa (+42%), Ma.Ri.Na a Olgiate Olona (+30%), Il Cantuccio di Albavilla (+34%) e il virtuosissimo Miramonti l’altro di Concesio (BS) che, con il suo +20%, si mantiene oltretutto sotto la soglia dell’inflazione.

Troviamo un altro prezzo triplicato all’Osteria Francescana di Modena, un locale che tuttavia è passato dall’anonimato al gotha della ristorazione mondiale.
Decisamente più contenuto un altro ristorante in grandissima ascesa i questi ultimi anni: stiamo parlando di Villa Crespi di Orta San Giulio (NO), che a fronte di una scalata dei consensi fa registrare un incremento di prezzo inferiore alla media (+45%).
Nemmeno il sud è indenne dal lievitare della spesa, come dimostra ad esempio Già Sotto l’Arco di Carovigno, il cui conto è abbondantemente raddoppiato a braccetto con le recensioni positive.

A livello di curiosità è interessante vedere come i due bistellati di Senigallia (Madonnina del Pescatore e Uliassi) si siano praticamente marcati a uomo, con incrementi superiori al 120% e consensi stabili per il primo e in netta crescita per il secondo.

La situazione appare abbastanza caotica, ma è comunque l’alta ristorazione a registrare i rialzi più consistenti, a fronte di un aumento medio del 40% del locale dalla spesa di 50.000 vecchie Lire.

Insomma bisogna valutare caso per caso, perchè la reazione alla moneta unica è stata alquanto difforme e indipendente da posizione geografica e fascia di prezzo. Nei prossimi post inerenti ristoranti aggiungerò in calce una sezioncina per valutare l’oscillazione del costo nell’ultimo decennio, cercando anche di aggiornare il pregresso… solo per curiosità ovviamente 😉

I freddi dati (clicca per ingrandire)

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5 thoughts on “Il prezzo della passione: piccola analisi sull’incremento del costo della ristorazione negli anni 2001-2010

  1. Claudia

    Molto bello questo articolo e accurata l’analisi che fa riflettere parecchio, nel senso che come dici, sono i ristoranti a fascia bassa ad averne risentito di più. Perchè? Ma perchè avendo una clientela che ha un budget più ristretto e deve barcamenarsi ogni mese su uno stipendio fisso, il salto è stato troppo grande, perchè gli stipendi non sono aumentati del 45%, ma sono rimasti pur sempre quelli!
    Claudia.

    • Buauro

      In realtà è quasi un blog ad uso personale 😛

      Ricordo bene il post che hai linkato… è stato uno degli spunti per andare ad approfondire la questione dei prezzi. L’idea mi balenava in mente già da un po’, ma mi mancava una guida pre-euro. Fortuna che su e-bay si trova di tutto 😉

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