
In tema di ristorazione ho sempre avuto un approccio abbastanza "elitario", nel senso che non penso che chiunque possa parlarne con cognizione di causa. Il diretto corollario è che non apprezzo particolarmente i siti aggregatori di recensioni, fra i quali spicca (appunto) Trip Advisor, prediligendo ancora l’autorevole parere di qualche guida di riferimento e -soprattutto- di qualche altro collega food-blogger.
Oltre alla non certificabile competenza di gran parte dei recensori esistono svariati altri motivi, tutti più o meno noti, che includono la pessima abitudine di alcuni ristoratori di bombardare di stroncature fittizie i propri concorrenti, o la presenza di sedicenti agenzie pronte ad offrire, magari all’interno di un pacchetto di servizi, un numero di recensioni positive a pagamento.
Al netto di questi ultimi aspetti, TripAdvisor potrebbe rappresentare -a mo’ di un caso di studio- una interessante cartina tornasole del comune sentire del frequentatore medio di ristoranti, che guarda caso è sinteticamente riassumibile nella classica frase "si mangia tanto e si spende poco". Leggi il seguito di questo post »













